La ricerca prende forma da una domanda: quale immagine acquistano le macchine fotografiche quando diventano esse stesse protagoniste? Strumenti che abitualmente restano dietro alle immagini entrano in scena con la propria forma, il colore, i materiali e le tracce del tempo. Alessandra Azzolini le osserva come oggetti dotati di un’identità, ai quali offrire un ambiente e un abito visivo capaci di esprimerne il carattere.
Una fotocamera custodisce anche relazioni e memorie: un dono, una passione trasmessa, i viaggi, le fotografie di famiglia. La sua presenza negli autoritratti dei fotografi e nelle immagini di moda ne rivela la forza simbolica, il modo in cui uno strumento può diventare parte dell’immagine di chi lo utilizza. Il progetto porta questa relazione al centro dello still life, costruendo una familiarità con gli apparecchi attraverso l’attenzione alle loro caratteristiche individuali.
La scelta dei fondali è il risultato di una ricerca sul linguaggio del textile design e sul contributo di artiste e progettiste come Sonia Delaunay, Jacqueline Groag, Lucienne Day, Mary White, Bridget Riley e Barbara Brown. Il loro lavoro ha interpretato e spesso anticipato il gusto delle epoche, passando dai tessuti agli interni e all’abbigliamento. Accanto a questi riferimenti compaiono omaggi a figure come Marilyn Monroe, Brigitte Bardot, Twiggy, Mary Quant, Peggy Moffitt e Debbie Harry, entrate nell’immaginario collettivo attraverso uno stile immediatamente riconoscibile.
L’accostamento tra fotocamera e pattern nasce dalle corrispondenze tra forme, colori e texture. La selezione degli apparecchi segue criteri estetici e funzionali, privilegiando quelli che hanno introdotto innovazioni nel design e sono diventati rappresentativi del proprio tempo. Leica IIIf, Rollei 35, Minox 35 EL, Hasselblad 500 C/M e Bencini Minicomet appartengono a questa storia: oggetti industriali la cui riconoscibilità attraversa i decenni e continua a suscitare interesse e affezione.
Nella riflessione dell’autrice, fotografia e design dei tessuti condividono anche il percorso di due linguaggi a lungo collocati tra le cosiddette arti minori, capaci però di lasciare un’impronta duratura nella cultura. film|camera|fashion ne mette in relazione le storie e riporta alla luce il patrimonio racchiuso nella collezione, i cui apparecchi sono in gran parte ancora utilizzati. La fotografia rinnova così la presenza di questi oggetti: li rende nuovamente visibili, riconoscibili e parte di un’esperienza contemporanea.