Albina, Franca e Liana: tre generazioni di donne che hanno costruito la loro identità personale in un contesto famigliare e sociale che le ha definite, rispettivamente, come la nonna, la mamma e la figlia.
Il progetto nasce dall’esigenza di riflettere sul tema della cura nel rapporto invertito tra adulti e bambini e, in senso più ampio, sulle dinamiche che riguardano una famiglia monogenitoriale degli anni Settanta della provincia del nord Italia e sui condizionamenti alla grande libertà che oggi tendiamo a riconoscere all’infanzia.
Una mostra-installazione che si compone di scatti d’epoca tratti dagli archivi fotografici famigliari dell’artista e di immagini inedite realizzate appositamente. Attraverso i linguaggi della fotografia e della scrittura, Liana Pellacini rilegge le proprie esperienze e dà la parola a quei fantasmi che, a volte, sono i nostri ricordi e pensieri e, in qualche modo, ci abitano.
30 aprile – 14 giugno 2026
Palazzo San Carlo 9
Via San Carlo 9, Reggio Emilia
Fotografia Europea 2026 · Circuito OFF

Una nuova
storia di sé
L’immagine di apertura della mostra, Dolce amore, 2026, combina una fotografia d’epoca che ritrae tre soggetti femminili e una pagina di un ricettario di famiglia: due oggetti quotidiani del tutto particolari, che insieme ci conducono subito in un altrove.
L’azione di risemantizzazione che compie Liana Pellacini nasce dalla riscoperta degli archivi famigliari e la guida nell’ibridazione tra le fotografie e i fogli di carta, i tessuti ricamati, gli utensili da cucina e altri oggetti della casa natale. Tracce della mano umana e del sovrapporsi dei gesti delle donne, generazione dopo generazione.
Quel piccolo e grande tesoro racchiuso negli album fotografici — tra le pagine ondulate dal tempo, le superfici adesive che non aderiscono più e quella foto mancante che lascia uno spazio vuoto — diventa l’insieme degli ingredienti con cui raccontare una nuova storia. Un ritratto di sé che si trasforma: dalla bambina accudente e iperresponsabilizzata all’artista libera, nella sua maturità, e alle possibilità ancora da vivere.
Alle immagini d’archivio, sbiadite ed evanescenti, si affiancano nature morte a colori scattate con una Rolleiflex. Gli oggetti che popolano la casa, pur avendo perso il loro utilizzo, diventano fantasmi del quotidiano, capaci di sottolineare un’assenza e, insieme, evidenziare una presenza.
Dalla lettura critica di Alessandra Azzolini
Liana Pellacini

A otto anni riceve in dono la sua prima macchina fotografica, una Kodak EKTRA 12-EF: da quel momento la fotografia diventa parte della sua vita. Si diploma all’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove approfondisce la fotografia analogica e inizia a sviluppare e stampare in camera oscura.
Dopo gli studi si dedica a laboratori didattici di arte e di fotografia per bambini, in varie istituzioni museali italiane. I suoi lavori e la sua sensibilità artistica si concentrano prevalentemente sulla fotografia di reportage e sull’installazione che include anche il medium fotografico.
Nel 2025 ha partecipato a Fotografia Europea OFF con la mostra Ostenda, presentata a Food in Chiostri, a Reggio Emilia, e poi esposta nello stesso anno nella Sala Civica Amoretti di Felino, in provincia di Parma, dove l’artista vive.