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La teoria costruttivista: una relazione tra memoria, conoscenza e creatività rigenerativa

Liana Pellacini • BONDS
non lasciare sola la mamma
Fotografia Europea OFF 26 - Via San Carlo 9, Reggio Emilia

di Eleonora Lodi, psicologa e psicoterapeuta

In questa cornice di interscambio tra l’arte fotografica e lo sguardo psicoterapeutico, si rinnova il discorso della memoria creativa e della memoria familiare all’interno della teoria costruttivista in genere.

Il costruttivismo è un approccio teorico che comprende un’ampia gamma di discipline, che vanno dalla filosofia all’arte, dalla matematica alla psicologia.

Quello che qui ci piace mettere in luce è la questione secondo cui la conoscenza non è una ricezione passiva di informazioni, ma un’interazione tra un soggetto attivo e la realtà.

Applicato alla conoscenza personale e al discorso sulla memoria, la registrazione delle informazioni è allo stesso modo un processo di ricostruzione di tipo attivo e soggettivo. Se si considera la realtà come il prodotto dell’interazione tra soggetto e ambiente si restituisce all’uomo la capacità di auto-organizzarsi e auto-costruirsi l’ordine che lo circonda. Ciò significa che interpretiamo e filtriamo le informazioni sul mondo, facendole diventare delle nostre costruzioni, o costrutti, che ci permettono di organizzare la conoscenza e il nostro comportamento.

Jean Piaget (1896-1980), uno dei padri della teoria costruttivista del XX secolo, ha scritto che “la mente organizza il mondo organizzando se stessa”, cioè l’osservatore è in rapporto con l’ambiente attraverso una comprensione, una continua attribuzione di significati che derivano dalla relazione attuale e dalle relazioni passate (memoria). Come una continua connessione tra un Me, inteso come la rappresentazione coerente del nostro passato, e un Io, presente e attuale: si potrà allora parlare di un Sé storico e attuale allo stesso tempo.

Dai primi studi dello psicologo tedesco H. Ebbinghaus sul funzionamento mnestico (seconda metà del secolo XIX) ad oggi, la ricerca e l’analisi sulla memoria si è snodata in vari filoni. Uno di grande interesse nel panorama di ricerca attuale in psicologia cognitiva è quello che indaga lo sviluppo della memoria autobiografica del bambino in relazione alla vita relazionale da esso esperita all’interno del gruppo primario. Questi studi fanno tesoro delle scoperte effettuate in ambito cognitivo relativamente ai processi di memoria, tradizionalmente considerati come facoltà distinte della mente, e col tempo pensati in relazione a fattori motivazionali, semantici e socio-relazionali. In particolare i circuiti mnestici sono particolarmente dipendenti dalle impressioni sensoriali, dalla percezione: è come se un ricordo cessasse di essere un ricordo e diventasse presente, cioè un’esperienza vissuta ripetutamente e adattata alla situazione attuale.

Da questo punto di vista ogni membro della famiglia non riceve passivamente la storia familiare, ma la interpreta e la ricostruisce in base ai propri “costrutti personali” (le mappe mentali con cui dà senso al mondo). Secondo autori come Bruner, la famiglia si racconta per esistere. Il racconto dell’esperienza soggettiva diventa il tessuto stesso della storia familiare. I ricordi vengono costantemente messi alla prova dalle nuove esperienze.

Inoltre, la natura selettiva della memoria sarebbe prova del fatto che questa non è un semplice dispositivo di registrazione passiva, come si era visto nell’interpretazione classica, ma si tratterebbe di una capacità che trova analogie, associazioni, collegamenti, che poi saranno combinati in nuovi concetti: ecco cosa sta alla base della creatività combinatoria.