Lungo il greto del fiume sono state scattate le fotografie esposte in occasione di Fotografia Europea 2024, dedicata al tema “La natura ama nascondersi”. Rita Rozzi cammina, osserva, cerca e trova residui di una natura selvaggia, sofferente, che chiede la nostra attenzione, come a dire, nascosta dietro al muro cittadino mostrandosi appena: “Sono qui”.

Rami, rocce, foglie, felci, muschi, bacche di rosa canina, nella luce calda primaverile che asciuga il fango, oppure nella luce fredda dell’inverno, quando alla mattina la neve è arrivata anche in città a coprire tutto. Quella rappresentata negli scatti è una natura antropizzata, dove compaiono tracce di un passaggio umano. L’artista costruisce una nuova narrazione del suo paesaggio quotidiano e offre allo sguardo e all’orecchio una bellezza resistente.

La tecnica fotografica scelta riflette proprio questo modo di vedere e di ascoltare: accoglie il caso, l’errore, l’inatteso. Le pellicole scadute, alterandosi, modificano la loro sensibilità alla luce, senza poter esattamente prevedere in che modo restituiranno la porzione di realtà nell’istante dello scatto.

Aprendosi a queste possibilità, lo sgretolarsi dell’immagine, il colore virato e le sfocature sembrano andare nella direzione “informale”, se si può dire della fotografia. Il primo scatto, silenti I, di ricordo pittorico, è un omaggio alle Ninfee di Claude Monet.

26 aprile – 9 giugno 2024

Food in Chiostri · Chiostri di San Pietro

Via Emilia San Pietro 44/C, Reggio Emilia

Fotografia Europea 2024 · Circuito OFF

Inaugurazione: 28 aprile 2024, ore 10:30

con il sostegno della Casa delle Donne di Parma

Locandina della mostra silenti
La locandina della mostra

La voce inudibile della natura

Come lascia immaginare il titolo, l’artista si pone in ascolto della voce inudibile della natura, come lei stessa l’ha definita. L’intento è affinare l’ascolto dei meccanismi intimi del pensiero per avvicinarsi al mondo naturale con più umanità. La poetica che insegue è quella di dare simbolicamente voce a una natura sofferente. Lirica, salvifica e solo in apparenza silente. Ne scaturisce una sinestesia: mostrare un suono per mezzo del visibile, analogicamente alterato.

Il rumore, in ambito fotografico, definisce la presenza di sgranature o imperfezioni nella definizione dell’immagine: tale effetto è volutamente ricercato dall’artista attraverso l’uso di pellicole scadute, per mostrare l’invocazione, la ferita, la metamorfosi. Un silenzio assordante.

Il lavoro è promosso da Analogic Friends e affronta il tema della natura attraverso la fotografia analogica, con la sensibilità pittorica propria dell’autrice. La mostra ha ospitato anche una fotografia di Giacomo Rozzi, padre dell’artista e suo primo maestro, che le ha donato la Nikon F3 con la quale ha realizzato il progetto. Una continuità tra generazioni che consegna al futuro un modo di vedere il mondo.

Dal testo critico di Alessandra Azzolini

Rita Rozzi

Ritratto di Rita Rozzi

Dopo gli studi all’Istituto d’Arte P. Toschi di Parma e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Rita Rozzi si è dedicata per molti anni all’arte come professione, collaborando con artisti di fama internazionale esposti alla Biennale di Venezia e rivestendo ruoli molteplici nel settore dei Beni Culturali: pittura, restauro, decorazione, diagnostica dell’arte, direzione allestimenti e disallestimenti. Per la Fondazione Magnani Rocca di Parma, è stata incaricata come courier di accompagnare le opere della collezione concesse in prestito a importanti musei italiani e esteri: MART di Rovereto, Palazzo dei Diamanti di Ferrara, Museo Puskin di Mosca, Denver Art Museum, in Colorado, Musée d’Orsay, a Parigi, solo per citarne alcuni. Oggi è insegnante di Storia dell’Arte nelle scuole. Ecologista anzitempo.