LIANA PELLACINI

OSTENDA

a cura di Alessandra Azzolini

«Un amico mi aveva detto: “È la città con il lungomare più grigio del mondo”, e io sono voluta andare a vedere con i miei occhi».

Ostenda, città del Belgio affacciata sull’Atlantico, è la destinazione del viaggio della maturità – idealmente quello dei vent’anni – che la fotografa ha compiuto fino alle spiagge del Mare del Nord e che segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova, secondo un rito di passaggio fissato nell’atto del fotografare.
La serie delle fotografie presentate in mostra appartengono tutte allo stesso rullino e sono scattate in un solo giorno, il 16 agosto 2010. 

Il lavoro è promosso da analogicfriends, le immagini, inedite e mai post-prodotte fino ad oggi, sono estratte dagli archivi personali dell’artista.

Liana Pellacini

A 8 anni l’artista riceve in dono la sua prima macchina fotografica, una Kodak EKTRA 12-EF, da quel momento la fotografia diventa parte della sua vita.

Si diploma all’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, luogo in cui approfondisce la fotografia analogica e inizia a sviluppare e stampare in camera oscura.

Dopo gli studi si dedica a laboratori didattici di arte e di fotografia per bambini, in varie istituzioni museali italiane.

I suoi lavori e la sua sensibilità artistica si concentrano prevalentemente sulla fotografia di reportage.

“[… ] la luce è mia figlia, luce unica e indivisibile, luce pane per l’artista, luce mollica per l’artista, luce regina dei sensi, luce, luce, illuminaci! Dateci vita, indicateci delle nuove strade che conducono alla gioia e alla felicità”

James Ensor, 1932

Testo critico

«Pioveva. Sono arrivata ad Ostenda con la mia macchina fotografica e dei rullini da scrivere con una luce che non conoscevo. La spiaggia era vuota e i pochi elementi presenti nel paesaggio raccontavano un’altra storia, quella di una giornata di bel tempo vissuta in estate sulla costa fiamminga. Il vento soffiava sempre più forte, i gabbiani ne erano storditi, mentre poche persone continuavano la loro passeggiata, mostrando confidenza con quel cambiamento repentino di forza. La marea, intanto, si alzava e tra le onde lunghe emergeva inaspettata un’imbarcazione che non aveva rinunciato alla sua corsa. Per cambiare i rullini avevo cercato riparo negli androni dei palazzi retrostanti. La pioggia si tuffava potente nell’acqua del Mare del Nord, che a sua volta si nebulizzava verso il cielo lascandomi bagnata e intirizzita. A un certo punto, anche la macchina fotografica aveva smesso di funzionare…».

Ѐ il racconto di una giornata speciale, quello che fa Liana Pellacini di quel 16 agosto del 2010. La cabina da bagno a righe bianche e rosse rimasta allestita vicino al mare, le bandiere nautiche, le boe gialle sono visioni metafisiche che la fotografa ci restituisce da una certa distanza, con lo sguardo di chi compie il primo viaggio fotografico e lo stupore dei vent’anni. In queste immagini, la fotografa ritrae se stessa che guarda le cose del mondo, compiendo una sorta di identificazione nel paesaggio che le si presenta di fronte. Sicuramente il colore plumbeo del mare e la luce siderale del cielo le somiglierebbero di più di un fedele ritratto di quell’epoca. Quegli oggetti sono custodi di un qualche enigma insoluto.

Nella logica del reportage, che di solito cattura l’accadimento, in questo caso viene documentato un paesaggio sospeso, molto diradato nei soggetti presentati che l’autrice colloca con massima cura nella composizione fotografica. Due persone camminano sulla spiaggia verso un paesaggio che si sfalda nella nebbia: sembra un ritratto sentimentale di un’attesa futura. Un cestino aperto sulla spiaggia ci indica che qualcuno è passato da lì, dopo una festa il giorno prima: anche noi a volte ci sentiamo così, pazienti nella solitudine.

C’è un’opera di James Ensor, artista nato e vissuto nella città di Ostenda, Badkoets op het strand (Carretto sulla spiaggia), del 1876, per altro dipinto in età giovanile a 16 anni, che presenta una piccola cabina su quattro ruote sullo sfondo del paesaggio marino di Ostenda. Si può facilmente intuire come il soggetto non sia solo una fredda imitazione del reale, quanto piuttosto un paesaggio interiore, filtrata attraverso la personalità dell’artista. Qualche anno più tardi, Ensor raccontò di aver fatto un sogno in cui si trovava a vivere in quella cabina vicino al mare: il piccolo alloggiamento era completamente rivestito di madreperla e, ogni notte, si assopiva al fianco di una bellissima ragazza. Anche queste fotografie sembrano partecipare dello stesso tenore onirico.

Mentre i coetanei quell’anno si apprestavano a trascorrere l’estate insieme nei luoghi domestici, Liana Pellacini viaggiando verso Nord, in controtendenza, compie metaforicamente una sorta di viaggio iniziatico. Il gesto fotografico mediato dalla sua Nikon costituisce un rito di passaggio, che ha contribuito a fissare la sua identità come fotografa e come artista.

Sono passati molti anni da quegli scatti, c’è stato il lavoro, un matrimonio, una figlia, ora l’autrice torna a lavorare su quelle pellicole con l’urgenza esistenziale e la rinnovata consapevolezza del proprio cammino creativo. Le 10 immagini esposte in mostra in bianco e nero raccontano, dunque, non solo della città costiera delle Fiandre, ma anche e soprattutto del vissuto personale della fotografa, capace di suggerire la presenza metafisica del colore con la sola scala di grigi, espansi e diffusi, nella presenza umida e riflettente dell’acqua. 

Alessandra Azzolini, curatrice

Laureata in Filosofia in Estetica, Alessandra Azzolini ha conseguito alla IULM di Milano un master in Management del Made in Italy. Negli anni ha curato diverse mostre per Fotografia Europea, circuito OFF: L’enigma dell’incanto, di un collettivo di fotografi professionisti dell’Appennino, nel 2010; In my Father’s Clothes, di Farida Saglia, nel 2016; f53 Visioni sul futuro del cibo, di Roberto Savio, nel 2023 e, nello stesso anno, ha presentato anche come autrice il progetto film camera fashion. Ha organizzato eventi in store legati alla fotografia per le boutique del Max Mara Fashion Group di Reggio Emilia (2016), Parma (2020 e 2023) e Milano (2020). Si è occupata di curare la presentazione delle opere di Roberto Savio, alla mostra Unique et/ou singulier, nella Seeeds Gallery di Parigi, nel 2021 e a MIA Photo Fair di Milano, nello spazio di Photo Indipendent Los Angeles, nel 2023. Collabora con lui come editor e insieme hanno fondato il progetto #analogicfriends, per valorizzare le macchine fotografiche analogiche, che hanno fatto la storia del design e della fotografia.

sede espositiva

Food in Chiostri, Chiostri di San Pietro, Reggio Emilia.

Molto più di un caffè bistrò. Food in Chiostri è il luogo dove gusto e relazioni si incontrano. Qui puoi fermarti per un caffè e due chiacchiere, assaporare piatti ispirati al territorio, lavorare in un ambiente stimolante o immergerti in nuove esperienze. È uno spazio che invita a scoprire, condividere e sentirsi parte di una comunità.

 

informazioni e contatti

Food in Chiostri, Via Emilia San  Pietro 44/C, Reggio Emilia.

L’esposizione sarà fruibile, dal 24 aprile al 10 maggio 2025, negli orari 10:00 – 19:00 (chiuso le domeniche, escluso il 27 aprile).

Ingresso libero.

Inaugurazione il 27 aprile 2025, alle ore 10:30.

Per informazioni: info@analogicfriends.com

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